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VIAGGI A PIEDI, CAMMINI, FLÂNERIE

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Da casa a casa

Da casa a casa, il lungo Cammino di Paola e Ivano.
È il primo di marzo. Qui a Milano piove. Ultimamente l’aria è un po’ pesante e la città è assopita e contratta, circola parecchia apprensione.  Sono le 7.30 e dai portici della Galleria Vittorio Emanuele II, il Duomo di fronte, aspetto Paola e Ivano per accompagnarli e condividere una piccola parte del loro lungo cammino. Non c’è nessuno qui a parte qualche senza tetto che, davanti al bar Motta, cerca di racimolare quattro spicci per un caffè. Piove. Paola e Ivano non li conosco ancora ma ho letto del loro progetto che mi ha subito interessato e colpito, così ho chiesto loro di poterli accompagnare nella tappa di passaggio da Milano fino a Binasco.

Duomo di Milano
Duomo di Milano, ore 7.30, domenica 1 marzo 2020

Da casa a casa, il lungo Cammino di Paola e Ivano

Paola e Ivano sono partiti qualche giorno fa da Saltrio in provincia di Varese dove abitano. Stanno andando a Finisterre a piedi. “Da casa a casa”. Sì, hanno intenzione di trasferirsi a vivere sulle coste della Galizia, alla fine del mondo. Hanno deciso di andarci a piedi. C’è dell’altro. Ivano ha scoperto di essere affetto dal Parkinson due anni fa. Questo lungo viaggio è anche un gesto di resistenza, un modo per testimoniare che si può e si deve continuare a vivere.

E’ un esempio concreto e una speranza per chi crede che non sia possibile. Per me è anche un gesto di immenso coraggio ma a Ivano non piace questa parola. Dice che è qualcosa di “normale”. Per me è anche un gesto d’amore. Continuare a vivere, lottare con grande tenacia e dignità per non gravare sugli altri. Il pensiero degli altri, di Paola e della famiglia soprattutto, non può che essere una testimonianza di grande amore. Proprio quello che unisce queste due persone e che si vede e sente subito. 

Ci incontriamo che sono le 8.00. Saremo circa una decina ad accompagnare Paola e Ivano quest’oggi, un bel gruppetto di camminanti. Si parte. Una pioggerellina accompagna i passi e le chiacchere mentre attraversiamo le vie del centro di Milano infreddolite e deserte. La compagnia, insieme ad una certa allegria pellegrina che appare così fuori luogo in questo contesto, scalda e conforta. Per fortuna che c’è! 

Persone.

Paola e Ivano sembrano persone normali sempre che la parola normale significhi qualcosa. Paola è allegra e solare, estroversa e le piace molto chiaccherare e raccontare di sé. E’ una persona libera, che conosce bene il mondo e che non sa mettere i sogni nel cassetto. Li vuole realizzare e sa che è possibile farlo. Nella tranquillità di una bella casa con tutte le comodità, una vita consolidata con le sue routine, i suoi divani, la cerchia di amicizie e affetti, le sicurezze e le vie di un paese che si conoscono a memoria, a quanti verrebbe in mente di cambiare tutto, trasferirsi in capo al mondo (Finisterre), in un paese di pescatori, gabbiani, oceano e pellegrini? A quanti verrebbe in mente di andarci a piedi? A pochi. Per questo la parola “normale” a Paola e Ivano non si addice perché non sono persone ordinarie. Piuttosto sono stra-ordinarie.

I cassetti di ogni casa sono pieni di sogni accatastati, rimandati, abbandonati nel dimenticatoio, lasciati lì perché non è il momento, perché è troppo rischioso o troppo complicato. Il primo passo. Prendere un sogno in mano, trasformarlo in realtà. Mettersi in Cammino. Non è da tutti. E’ necessario essere grandi dentro. Aver accettato che può essere possibile. Aver affrontato e vinto le paure, essere andati oltre. Essere diventati stra-ordinari.

Paola e Ivano. Da casa a casa.

Da casa a casa, il lungo Cammino di Paola e Ivano:
Continua la passeggiata col Naviglio di fianco. La città degrada lentamente nell’aperto e si trasforma. Sfumature del paesaggio che è possibile cogliere solo a piedi. Narrazione visiva dello spirito dei luoghi che sta incollato a finestre di case diroccate, sta seduto sulla sedia di un orto di quasi-campagna. Resti di antiche fabbriche raccontano di un tempo che fu, tracce di altri mondi passati. Cammino un po’ con Ivano. Parliamo molto. A tratti gli occhi diventano lucidi quando si racconta la propria storia. Ma è lo spirito tenace, quello che grida la voglia di vivere che prevale.

I passi di Ivano sono a volte incerti, il piede destro non sempre si appoggia come dovrebbe. Sono però passi resilienti, capaci di superare il terreno dissestato e che a me trasmettono una grande forza. Mi rispecchio in questi passi che mi fanno pensare a come, a volte, la volontà sia capace di superare gli steccati di ciò che consideriamo impossibile.

Paola e Ivano. Da casa a casa - Naviglio Pavese

Da casa a casa, il lungo Cammino di Paola e Ivano

Per Ivano e Paola avevo preparato alcune domande che poi non sono realmente servite perché sono stati molto generosi nel racconto e per questo li ringrazio. Camminando per un breve tratto con Ivano, gliele ho volute porre comunque e le riporto qui in modo che sia possibile, per chi legge, ascoltare la sua voce. Parole non mediate dal mio racconto. 

Paola e Ivano, qual’è il vostro progetto?

Il progetto è semplice. Si chiama “Da casa a casa”. Siamo partiti da Saltrio in provincia di Varese e arriveremo a Finisterre al chilometro zero. Lì ci trasferiremo a vivere per ricominciare un nuovo capitolo della nostra vita. C’è anche un altro motivo che ispira il nostro Cammino e riguarda la mia malattia che è il Parkinson. Lo facciamo anche per questo: sensibilizzare le persone che soffrono di questo problema portando un messaggio di speranza che dice di non arrendersi e di non lasciarsi andare ma di reagire. Ci rivolgiamo anche a coloro che assistono o vivono a stretto contatto con i malati per ispirarli e mostrare loro che è possibile continuare senza fermarsi, vivere e lottare senza cedere allo sconforto. 

Perché andare a Finisterre a piedi?

Il nostro gesto è un’avventura ma soprattutto vuole essere un esempio. Nonostante la malattia si può e si deve arrivare là portando questo messaggio: “non mollare mai”, non abbandonarsi. I farmaci fanno solo una piccola parte del lavoro, il resto lo fa la propria testa, il proprio desiderio di vita. Buttarsi giù, disperarsi non serve. Serve reagire e continuare a vivere. Questa nostra impresa vuole dimostrare che è possibile farlo. 

Cosa significa per voi camminare?

Noi abbiamo iniziato a camminare per scherzo. Abbiamo sempre viaggiato e fatto piccole escursioni ma mai cammini lunghi. Un giorno abbiamo conosciuto una persona appena tornata dal Cammino di Santiago. Ci ha detto: “Ragazzi fatelo, voi siete persone a cui piacerebbe molto questa esperienza”. Avevamo programmato una vacanza al mare ma ci aveva così incuriosito il racconto di questa amica che abbiamo detto: “Va bene, vacanze al mare quest’anno non si fanno, si parte per il Cammino di Santiago!” Siam partiti di punto in bianco. Visto tutto ciò che ne è conseguito, a questa persona devo dire grazie ancora adesso perché a noi il Cammino ci ha lasciato tantissimo. Poter vivere semplicemente per un mese con uno zaino, sperimentare la vita senza le comodità cui si è abituati e scoprire che si vive lo stesso, anzi, a volte, si vive meglio.

Abbiamo compreso ciò che realmente serve e ciò di cui si può fare a meno nella vita di tutti i giorni. Esperienze piuttosto che tv, persone solidali e tanti letti scomodi e diversi. Uno per ogni giorno di Cammino. Adesso non abbiamo paura di camminare a lungo e nemmeno di ricominciare da zero, siamo aperti a tutto ciò che il Cammino ci vorrà regalare. Soprattutto amiamo le persone, gli incontri e condividere un modo di stare insieme, vicino e solidale, con coloro che incroceranno e accompagneranno i nostri passi. Relazioni umane semplici, generose e autentiche come quelle che si creano durante un lungo Cammino e che poi durano negli anni. Il Cammino ci ha fatto scoprire cose nuove che abbiamo poi cercato di tradurre nella vita di tutti i giorni. Oggi stiamo restituendo quello che il Cammino ci ha dato. 

Il gesto del camminare ha ancora senso in una società sempre più veloce e frenetica come la nostra? Andare lentamente non è il contrario di ciò che ci chiedono i tempi in cui viviamo? 

Certo che ha senso. Camminare ti riporta alla realtà. Sono le città e la società in cui viviamo, veloci, frenetiche e caotiche ad essere fuori dal “normale”. Luoghi e contesti in cui è facile perdere il senso e il significato della vita. La nostra società dovrebbe camminare e avere al centro il benessere delle persone e non il profitto, la produzione o altro. La domanda da farsi non è se il camminare ha ancora senso ma se la vita che facciamo ha ancora senso. Frenetica, distratta in un altrove che non è mai il qui ed ora, passa così, senza quasi neanche accorgersene. Ma la vita è adesso e deve essere vissuta al meglio. 

Le persone si chiudono in casa in questi giorni dove prevale la paura. Voi vivrete all’esterno e “senza casa” per qualche mese. Con che spirito affrontate questa avventura?

Per noi l’essere in cammino è la normalità mentre non lo è il precipitarsi a fare 600€ di spesa in un giorno invece di 50€. La paura condiziona la nostra vita e le nostre scelte troppo spesso. Da questo punto di vista ci sentiamo liberi. Abbiamo deciso di fare un lungo cammino e siamo partiti il 28 febbraio per compierlo. Se ci fossimo fatti condizionare dalla paura non ci saremmo mai mossi e saremmo rimasti sul divano. 

Cosa consigliereste a chi sta pensando di mettersi in cammino per la prima volta?

Consiglierei di compiere il primo passo. Di iniziare da zero. Eventualmente di percorrere il Cammino con qualcuno che si conosce bene o, ancor meglio, da soli. Soli per vivere l’esperienza in prima persona a contatto diretto con il mondo e con gli altri, liberi di fare le proprie scelte e di trovare la propria strada, il proprio passo e il proprio Cammino. Io e Paola siamo sposati da 30 anni e ci conosciamo da 35, ci intendiamo al volo e per questo riusciamo a camminare insieme e litigare tutti i giorni. Per una vita così, ci faccio la firma. 

Arriviamo a Binasco che sono le 13.00 circa. Seduti intorno ai tavoli dell’unico bar aperto del paese, una decina di viandanti condividono la ritualità pellegrina del pranzo di fine tappa. Pare si conoscano da molto di più che da qualche ora e l’allegro chiacchericcio che anima il tavolo lo testimonierebbe. Così si consuma il rito, si riempie lo stomaco e anche un po’ il cuore. Ci si sente parte di un’umanità e anche se durasse solo per quel momento andrebbe bene lo stesso.

Domani sarà un altro giorno di marcia per Paola e Ivano e così sarà per molte settimane a venire. Tracceranno il loro Cammino. Sarà fatto di sentieri, paesaggi, luoghi e persone. Sarà fatto di cieli, borghi, temporali e schiarite. Incontreranno la primavera sul percorso e i campi di lavanda in Francia che piacciono tanto a entrambi. Supereranno monti, pianure e distese di grano in Spagna. Il 10 giugno celebreranno l’anniversario del loro matrimonio. Si troveranno a Santiago de Compostela o forse non saranno ancora arrivati ma non importa. Loro ci saranno comunque. Cammineranno insieme. 

Un grande abbraccio e un in bocca al lupo Paola e Ivano!
Buon Cammino!

Daniele

I canali su cui seguire “Da casa a casa”, il lungo Cammino di Paola e Ivano

Facebook: Da casa a casa
Web: Da casa a casa

Daniele Ceddia

Autore

Mi occupo di educazione. Nel tempo libero scrivo e cammino. Mi piacciono le pause, la cucina, le storie e i silenzi della natura.
Il curriculum dei miei passi

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