Quali sono le cose che vi piacciono di più di un lungo cammino?
Ognuno avrà certamente le proprie risposte e preferenze.
A me personalmente piace il fatto di stare tutto il giorno all’aperto, immergermi nel paesaggio e scoprire luoghi che non avrei mai visto altrimenti. Scoprirli a piedi, centimetro per centimetro, coprire tutta la distanza che separa un luogo dall’altro, anche quella apparentemente vuota dove sembra non ci sia nulla di importante da vedere. Mi sono inoltre sempre piaciuti gli incontri che ho fatto camminando. Altri camminatori, ospiti delle accoglienze, conoscenze casuali. Le persone diventano in qualche modo più importanti quando si cammina soli e si passa tutta la giornata su un sentiero immersi nel silenzio, a volte un po’ spaesati in un mondo in continuo, lento, movimento. Raggiungere il rifugio della sera è come arrivare in un porto sicuro, un luogo accogliente che protegge e rincuora. Ha un valore in più quando l’accoglienza è gestita da persone che “ti riconoscono”, che sanno come hai passato la giornata e di cosa hai bisogno. Magari persone che conoscono l’esperienza del camminare anche loro. E qui il bisogno di chi arriva non è certo quello di consumo del turista che va in montagna e pretende le comodità di casa, l’aria condizionata, il servizio in camera. Il bisogno è quello di essere riconosciuti e semplicemente accolti come qualcuno che arriva da chissà dove e porta con sé, oltre che il proprio zaino, la propria storia.
Non mi dilungo oltre.
Dal desiderio di approfondire ed esplorare la dimensione del legame col paesaggio che si crea in cammino e dalla passione per gli incontri, le persone e le storie di vita nasce un’idea che poi diventa un vero e proprio progetto scritto nero su bianco che si ispira (ma possiamo dire anche utilizza) a un metodo scientifico (parliamo di scienze umane e ricerca qualitativa) in alcune delle sue parti.
Ho condiviso il progetto con Chiara Cerri, compagna di scrittura e formazione alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, e con Giuseppe De Rosa, amico e specializzando in antropologia. Giuseppe ed io ci siamo conosciuti proprio in cammino, sulla Via Francigena, qualche anno fa, in Toscana. Anche a lui piacciono i percorsi fuori traccia.
Così ha preso corpo il progetto “Sulla Faglia – biografia di paesaggio e comunità” che realizzeremo lungo il Cammino nelle Terre Mutate (da Fabriano a L’Aquila) dal 15 al 30 luglio, a piedi.
È un progetto libero e indipendente per cui non è stato chiesto nessun finanziamento istituzionale o privato.

Una raccolta biografica e una narrazione del paesaggio
Si tratta di una raccolta di biografie di persone residenti lungo i territori attraversati dal cammino e, nello stesso tempo, di una narrazione, in scrittura (carta e penna come ai vecchi tempi), dei luoghi, paesaggi e ambienti che percorreremo. Un racconto fatto di tante voci, dove quella di chi racconta di sé, si mescola alle voci del paesaggio. Luoghi particolari che hanno molto da raccontare e che tenteremo di far parlare attraverso le nostre scritture.
Per narrare il paesaggio ci è di ispirazione “Green Autobiography”, un testo di Duccio Demetrio, filosofo dell’educazione, pedagogista e fondatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari insieme a Saverio Tutino, giornalista e ideatore dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano che molti camminatori conoscono per trovarsi in una delle tappe della Via di Francesco per Assisi.
Per quanto riguarda la raccolta di biografie (che esplorerà soprattutto il tema del legame con i luoghi d’affezione, l’ambiente e il paesaggio nelle storie di vita) ci ispiriamo ad un testo di Caterina Benelli, ricercatrice presso l’Università di Messina e docente alla Libera Università dell’Autobiografia. Il testo si chiama “Diventare biografi di comunità. Prendersi cura delle storie di vita nella ricerca pedagogica”.
Il metodo per la raccolta di storie di vita si colloca all’interno di quello che Atkinson chiama “Intervista narrativa”.

Cura, ascolto, delicatezza sono parole fondamentali in questa pratica. È bene sottolinearlo. Le storie di vita sono materia sensibile, privata e appartengono sempre a chi le racconta. Ascoltare una storia di vita è un dono, un regalo che qualcuno fa, parlando di sé, dei propri valori e significati, a chi ascolta. È sempre arricchente e formativo sia per chi racconta che per chi ha il privilegio di stare ad ascoltare. È bene sottolineare la cura e l’attenzione che questo tipo di approccio porta con sé. Non si raccolgono storie per stravolgerle, rubarle al legittimo proprietario, esporle al mondo come trofei. Pratica che invece, purtroppo, è piuttosto diffusa anche in quel giornalismo sempre più teso a fare notizia per avere visibilità, senza curarsi degli altri. Per non parlare poi di cosa succede sui social network. Ma questa è un’altra storia, chiusa parentesi..
Per una pedagogia della memoria
La raccolta di biografie, per come la intendiamo noi, è pratica pedagogica il cui obiettivo è quello di fare e creare memoria. Crediamo molto nel fatto che anche le piccole storie di persone comuni contino e siano importanti. Per sé e anche per la “Grande Storia” raccontata istituzionalmente. Le piccole storie comuni, di cui ognuno di noi è portatore, gettano nuove luci, nuove prospettive e sguardi soggettivi in una narrazione che è sì personale ma che include il tempo in cui si è vissuti, i luoghi abitati, gli eventi storici. Fare memoria diventa così anche un fare comunità, creare e custodire radici storiche locali attorno alle quali ritrovarsi e riconoscersi. Questo è il nostro obiettivo. E questa è, a tutti gli effetti, una pratica di pedagogia della memoria. Finito il lavoro di ricerca e raccolta “restituiremo” le piccole storie di luoghi e persone alle comunità territoriali attraverso una pubblicazione digitale gratuita.
Abbiamo scelto di lavorare sul Cammino nelle Terre Mutate che corre lungo parte della faglia appenninica teatro degli eventi sismici del 2009 e del 2016 che tutti conosciamo. In una lunghezza di 250 km si attraversano quattro regioni, vallate, paesi e confini naturali. Può esistere una comunità e un’identità che accomuni persone che abitano luoghi così distanti, a volte isolati e diversi? Questo noi non lo sappiamo ma, forse, lo scopriremo attraverso questa ricerca.
Una ricerca fatta camminando
Io, Chiara e Giuseppe crediamo nel camminare. Crediamo che possa essere un modo e una possibilità per entrare in contatto profondo con il territorio che si attraversa. Un modo per “spogliarsi” delle abitudini, dei pregiudizi e di parecchie certezze, per ritrovarsi faccia a faccia, quasi indifesi, in relazione con l’esterno. Il sociologo Gianpaolo Nuvolati ha prodotto parecchi studi e pubblicazioni sul camminare e l’osservare come metodi di ricerca qualitativa traendo ispirazione da tutta quella letteratura che riguarda la flanerie ottocentesca. L’oggetto dell’osservazione, nei suoi studi, è la città e i suoi abitanti, le relazioni, i significati racchiusi negli spazi pubblici. Il particolare legame che si crea tra i luoghi e chi li attraversa a piedi l’abbiamo sperimentato durante i lunghi cammini percorsi negli anni e ne siamo consapevoli ed esperti. La nostra non sarà una flanerie cittadina ma un vero viaggio a piedi nell’aperto, lungo 250 km, tra valli, montagne, borghi resistenti o abbandonati. Senza nient’altro che uno zaino, uno sguardo (o forse più di uno) e molta voglia di ascoltare il mondo circostante e le persone che incontreremo.
Non ci resta che andare sul campo, mettere in pratica quanto progettato, portare con noi fiducia e timori, desiderio di apprendere e scoprire cose nuove.
Racconteremo il viaggio a piedi e parte del nostro lavoro sulla pagina di SULLA FAGLIA oltre che attraverso brevi resoconti giornalieri sulle “frequenze” di Radio Francigena, la voce dei cammini.
Il progetto Sulla Faglia è patrocinato dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari
Coinvolge le associazioni che si prendono cura del Cammino nelle Terre Mutate
Ha tra i suoi partner “FederTrek, escursionismo e ambiente” e “Radio Francigena, la voce dei cammini”

Daniele Ceddia
Autore
Mi occupo di educazione. Nel tempo libero scrivo e cammino. Mi piacciono le pause, la cucina, le storie e i silenzi della natura.
Il curriculum dei miei passi





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